Muore 23enne per la chiusura della sala operatoria
Non siamo a Gissi (per ora), ma a Mazzarino in provincia di Caltanisetta, dove un giovane di 23 anni, circa una settimana fa, era rimasto coinvolto in un incidente con la sua motocicletta e nella caduta si era tranciato una gamba. È stato portato all’ospedale Santo Stefano del paese, ma i medici non hanno potuto intervenire perché la sala operatoria era chiusa, e hanno fatto trasferire il ragazzo al Sant’Elia di Caltanissetta, dove subito dopo il ricovero il giovane è morto, probabilmente a causa dell’imponente emorragia.
Mercoledì sera, subito dopo i funerali, il padre del ragazzo si è incatenato davanti all’ospedale di Mazzarino. I suoi concittadini, solidali con lui ma allo stesso tempo indignati per il disservizio che la chiusura della sala operatoria comporta, nella notte sono scesi in piazza. Le proteste hanno causato il blocco della strada a scorrimento veloce Caltanissetta-Gela, organizzato da centinaia di cittadini mazzarinesi, inoltre alcuni manifestanti, hanno iniziato lo sciopero della fame.
L’ospedale di Mazzarino, un paese di 12000 abitanti, aveva subito i “tagli” previsti dal piano di ridimensionamento della sanità della regione Sicilia, tagli che hanno comportato la chiusura della sala operatoria.
Ho deciso di parlarvi di questo episodio di cronaca e di malasanità, in quanto vedo delle analogie con l’ospedale di Gissi, dove i disservizi ed i tagli si fanno sentire ed anche a gran voce.
Degli esempi?
- Chirurgia assente e sale operatorie non utilizzate;
- Alcuni servizi indispensabili per l’efficienza ed il funzionamento del pronto soccorso non sono più erogati (es: radiologia nei pomeriggi estivi) ;
- I pazienti vengono dirottati anche con mezzi propri (niente ambulanza) presso il pronto soccorso di Vasto, ove nonostante la gravità dei pazienti (codice rosso/giallo) devono attendere ore prima di poter usufruire delle prestazioni mediche necessarie.
C’è da chiedersi perchè intasare l’ospedale di Vasto quando quello di Gissi ha personale in servizio e strutture adatte ed idonee che non vengono utilizzate secondo principi di economicità ed efficienza?
Si può definire ancora ospedale il nosocomio di Gissi? Credo proprio di no.
Allora cari Gissani, prendiamo esempio dai Mazzarinesi, che stanno protestando contro il ridimensionemento del loro ospedale, ne va della nostra salute e quella dei nostri cari.
Meglio un giorno da leone, che cento da pecora.
Nursind: l’ospedale rischia di chiudere!






E’ STATA FISSATA LA PRIMA UDIENZA PENALE PER IL CASO DI EMANUELE LO BUECondividi
Ieri alle 7.39
APPELLO URGENTE ED IMPORTANTE:
Facciamoci sentire ancora una volta… è stata fissata per il 18 dicembre la 1^ udienza penale relativamente al caso del piccolo Emanuele…. è fondamentale che la notizia abbia risalto. A tal fine cerchiamo di farla arrivare a quanti più contatti possibili. Perciò vi prego di copiare il testo sotto riportato e di inviarlo a chi ritenete più opportuno: quotidiani, politici, TV, Pres. Repubblica, Ministro Sanità, parlamentari, ecc. ecc.
G I U S T I Z I A P E R E M A N U E L E L O B U E
Emanuele Lo Bue è un bambino di Cologno Monzese (MI) che a causa di una banale intervento chirurgico riversa in un stato di coma neurovegetativo.
Emanuele il 10 aprile del 2007 entrò all’ospedale San Raffaele di Milano per una semplice operazione di appendicite, ma durante la preanestesia, non si sa ancora esattamente per quale motivo, è rimasto in anossia per 15 minuti o più, successivamente è rimasto in terapia intensiva per 2 mesi e ha subito l’asportazione della teca frontale perchè la pressione endocranica è aumentata a dismisura. Il 28 maggio 2007 è stato dimesso con la corteccia celebrale distrutta, il cervello a macchia di leopardo, senza osso frontale e in stato di coma neurovegetativo. Il 10 settembre è tornato al San Raffale di Milano per rimettere la teca frontale, successivamente è stato ricoverato presso la clinica di Bosisio. Emanuele ha subito in totale 5 operazioni. Ora è nella sua abitazione, dove viene nutrito artificialmente e sottoposto quotidianamente a terapie di riabilitazione quali fisioterapia e logopedia, ha bisogno di assistenza continua 24 ore su 24.
Una vita spezzata in tenera età quando tutti i sogni ti sembrano possibili, quando guardi al futuro solo con entusiasmo ed ottimismo perché la vita ti sorride e pensi che tutto ciò che sogni e desideri si realizzerà al più presto….sogni e pensieri di bambino ai quali Emanuele ha dovuto bruscamente rinunciare.
Ora finalmente pare si apra uno spiraglio nella triste vicenda di Emanuele: è stata fissata per il giorno 18 dicembre 2009 presso il Palazzo di Giustizia di Milano la prima udienza penale dove sono stati chiamati in giudizio i quattro anestesisti che hanno assistito il piccolo durante l’intervento di appendicite.
Ciò che è stato tolto ad Emanuele nessuno potrà restituirglielo però confidiamo nella Magistratura affinché sia fatta chiarezza finalmente sui fatti che hanno determinato lo stato di coma neurovegetativo del bambino.
La famiglia chiede GIUSTIZIA, ma non solo…in questi due anni e mezzo migliaia e migliaia di persone hanno conosciuto la storia di Emanuele e attraverso un passaparola mediatico hanno creato gruppi sul principale social network Facebook (basti pensare che solo uno dei gruppi conta più di 25.000 iscritti). Oggi sono migliaia gli amici che quotidianamente seguono il “diario di bordo” che la mamma (la sig.ra Eleonora Crespi) tiene su facebook, aggiornandoli in tempo reale su come Emanuele trascorre le giornate.
EMANUELE VUOLE VIVERE! HA BISOGNO DEL SUO FUTURO!
Per contattare la mamma Eleonora:
eleonora.crespi@alice.it
cellulare: 333 2915163
abitazione: 02 27303754
SITO INTERNET: http://www.salviamoemanuele.blogspot.com