Visto l’attualità dell’argomento e gli articoli pubblicati sul blog attinenti relativi alla questione sanità abruzzese, pubblico una lettera, inviata da Remo Gaspari, al direttore de Il Centro.
Caro Direttore, ho letto nei giorni scorsi la intervista del Dr. Redigolo e mi aspettavo, dopo un anno di gestione commissariale, buone notizie ma, invece, viene confermato il detto popolare secondo cui al peggio non vi è mai un limite. La prima constatazione è che non si intravede un termine temporale alle superaliquote fiscali che fanno della nostra regione quella a più alto prelievo fiscale d’Italia, recando gravi danni all’economia. La seconda constatazione è la determinazione nel colpire le zone interne riportando il più importante servizio sociale che tutela la salute dei cittadini delle zone interne ai livelli dell’Italia fascista con la abolizione degli ospedali minori già oggi fortemente ridimensionati, dando così vita, ad una politica che con l’abolizione delle scuole, delle poste e di altri servizi sociali favoriranno l’esodo e la disertificazione delle zone interne, cioè esattamente il contrario delle politiche praticate nelle nazioni del Nord Europa per trattenere la popolazione nelle zone meno favorite. Si afferma che si sono recuperati finanziamenti del fondo sanitario regionale spalmati sui capitali ordinari di spesa, evidentemente per finanziare “le pagnotte” di cui la Regione si è arricchita, ora si dimentica di dire che con il “Fondo Sanitario Regionale” si sono finanziate scandalose Leggi Regionali come l’ultima “Omnibus” condannata perfino dall’allora presidente Del Turco. Ma non basta perchè si dimentica che il Fondo Sanitario Regionale è un finanziamento finalizzato che non può essere distratto per fini diversi dalla salute. Avendo distratto o tentato per altri fini clientelari o pagnottistici potrebbe costituire un illecito amministrativo o penale che, comunque il Dr. Redigolo ha l’obbligo giuridico di segnalare all’esame della magistratura penale e della Corte dei Conti. Ma nella intervista manca soprattutto la risposta al quesito di fondo: perché alla sanità abruzzese non si applica la legge nazionale del 1992 e si blocca persino la già decisa aziendalizzazione dei Policlinici Universitari di Chieti e dell’Aquila. La spiegazione purtroppo è nei fatti. I Politici ne ritengono essenziale l’utilizzo ai fini clientelari per il procacciamento dei voti. Cito due casi che si commentano da soli. Il primo, la questione Del Turco, che ha inventato l’Agenzia Regionale della Sanità, duplicato dell’assessorato, sia per assicurare una duplice gestione del settore sia per la distribuzione delle solite pagnotte. Ho chiesto ad un autorevole esponente della attuale maggioranza che cosa si aspetta a sopprimere un organismo nocivo e costoso e mi è stato risposto che negli accordi dell’attuale governo regionale si prevede una doppia guida per la sanità all’Assessorato un uomo di Forza Italia e all’Agenzia un uomo di Alleanza Nazionale. Un secondo caso è quello della A.S.L. di Pescara, già caratterizzata con un organico ampio per duplicati di settore, che riesce a mettere insieme ben 480 precari equamente distribuiti tra centro destra e centro sinistra. Ma questi sono gli aspetti meno nocivi per la salute dei cittadini. Ne potrei elencare ben più gravi. Come porre rimedio a tutto questo? Aziendalizzando la Sanità Abruzzese, cioè spazzando via la gestione clientelare, ristabilendo la responsabilità individuale di tutti gli operatori sanitari attraverso l’autonomia gestionale di ogni singolo ospedale e delle altre strutture sanitarie. In una parola farla finita con il pagamento a pie’ di lista e imponendo la stessa identica modalità di gestione dei grandi Policlinici privati, come il Gemelli di Roma e il San Raffaele di Milano, che non hanno certo problemi di bilancio, perché le grasse tariffe, di cui si onora la Sanità Pubblica Italiana consente ad essi non solo di ampliare le strutture ospedaliere, ma di acquistare gli strumenti più sofisticati di cura che l’ingegneria sanitaria produce, ed infine, di curare quella ricerca che li rende competitivi e non di rado vincenti con le migliori università. Infine bisogna recuperare una parte dell’eccessivo carico burocratico, che il clientelismo ha imposto alla nostra sanità per riqualificarlo come controllori, per ripristinare quelle forme di controllo, già operanti all’epoca delle mutue, che tutelavano il paziente e impedivano tutte le ruberie, gli sprechi, i ricoveri illegittimi, le degenze di comodo e soprattutto realizzavano quel controllo sul fatturato che tutti invocano ma nessuno attua. Ed, infine avviandomi alla conclusione, non bisogna dimenticare che con l’aziendalizzazione la domanda di salute e relativi servizi torna al territorio di competenza e sarà essa a definire numero e consistenza delle divisioni ospedaliere eliminando, negli ospedali maggiori, duplicazioni e triplicazioni di reparti, con i relativi deficit di bilancio che sono la causa principale del dissesto, anche se non se ne parla. E per gli ospedali minori è evidente che, dove la domanda di salute non raggiunge livelli accettabili, nessun campanilismo ne potrà evitare la trasformazione in residenze per anziani di cui una regione ad alta senescenza ha bisogno.
Remo Gaspari