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Terna: l’elettrodotto “Italia-Montenegro” non ha nulla a che vedere con il progetto della nuova linea “Villanova-Gissi”

Giorni fa ho riportato un articolo apparso su PrimaDaNoi.it, riguardante un progetto per la realizzazione di un elettrodotto sottomarino tra l’Italia e il Montenegro. Secondo l’articolo, il progetto prevedeva che l’interconnessione elettrica tra Italia e Montenegro, si estendesse fino alla centrale elettrica di Gissi.

La società Terna, con un comunicato stampa pubblicato sul proprio sito, ha smentito quest’ultima ipotesi, dichiarando che il progetto dell’elettrodotto tra Italia a Montenegro non ha nulla  a che vedere con il progetto per la nuova  linea Villanova-Gissi.

Riporto il comunicato stampa della società Terna:

Roma, 12 Marzo 2010 – La polemica in atto sui progetti di sviluppo della rete elettrica in Abruzzo rischia di creare confusione e di generare timori infondati nell’opinione pubblica. Contrariamente a quanto si è letto nei giorni scorsi, il progetto di una nuova interconnessione elettrica tra Abruzzo e Montenegro non ha nulla a che vedere con il progetto di una nuova linea elettrica tra Villanova e Gissi. Si tratta di due opere distinte, con due iter autorizzativi separati.

Il progetto di interconnessione “Italia-Montenegro” riguarda un nuovo elettrodotto di 415 km complessivi, che si svilupperanno per 390 km in cavo sottomarino, per 10 km in cavo interrato in Montenegro, e per 15 km in Abruzzo con cavi interrati in corrente continua, da Pescara a Cepegatti. L’opera consentirà di ridurre il deficit elettrico dell’Abruzzo, pari a circa il 25% del suo fabbisogno, di rendere la rete elettrica più sicura ed efficiente con 1.000 MW aggiuntivi in importazione, di ridurre i costi per il sistema elettrico italiano quantificabili in circa 225 milioni di euro/anno e di diversificare le fonti di approvvigionamento, a beneficio delle imprese e dei cittadini.

I timori relativi all’impatto ambientale del progetto sul territorio abruzzese sono del tutto infondati. Con l’utilizzo dei cavi interrati, infatti, l’impatto ambientale e paesaggistico dell’opera è nullo. Oltretutto, i cavi in corrente continua, come riconosciuto dalla letteratura scientifica, non producono campi magnetici se non a livelli pari a quelli naturali, azzerando ogni rischio.

Adesso cari lettori, assodata la questione elettrodotto Italia-Montenegro, sposterò la mia attenzione sul progetto della nuova linea Villanova-Gissi, cercando informazioni utili a riguardo. Seguiranno aggiornamenti in merito.

Entro fine anno l’ospedale di Gissi sarà riconvertito

Saranno riconvertiti entro l’anno in strutture per lungodegenti gli ospedali di Gissi, Casoli, Guardiagrele, Pescina, Tagliacozzo. Lo ha annunciato l’assessore regionale alla Sanità Lanfranco Venturoni. Non saranno invece toccati gli ospedali di Ortona e di Atessa, almeno fino a quando non sarà costruito il nuovo ospedale di Lanciano, uno dei 5 nuovi ospedali previsti dal piano di riordino. Lo ha detto l’assessore Lanfranco Venturoni , ieri in conferenza stampa con gli amministratori di Ortona, preoccupati, questi ultimi, per le manifestazioni che si annunciano a difesa dell’ospedale e in particolare dei reparti di ortopedia, senologia e punto nascita. «Ma si tratta di proteste politiche», osserva Venturoni, «slegate dalla questione sanitaria».  La vera questione, dice l’assessore, è che «non è possibile mantenere 35 ospedali in Abruzzo: dobbiamo invece specializzare le strutture, lasciarne poche per malati acuti e trasformare le altre in residenze sanitarie o ospedali di comunità per pazienti cronici, subcronici e per lungodegenti (visto che oggi nei grandi ospedali della regione il 20-30% dei pazienti ha patologie croniche), assicurando però i servizi di emergenza: 118, guardia medica, pronto soccorso».  Un’operazione che alla fine, assicura l’assessore, «avrà costi meno onerosi e svilupperà un livello di professionalità molto più alto, perché se invece di avere due reparti uguali da dieci posti letto in due ospedali, ne facciamo uno di 20 posti letto in un solo ospedale, la qualità degli interventi inevitabilmente migliora. È un fatto scientifico incontrovertibile». Per andare sul concreto, Venturoni cita il caso del polo d’eccellenza cardiologico e cardiochirurgico dell’ospedale di Teramo che prima o poi dovrà assorbire le unità coronariche degli ospedali di Sant’Omero, Giulianova e Atri («perché in quegli ospedali oggi non fai l’angioplastica e sei costretto a trasferire i pazienti, con tutti i rischi del caso»).  Ma per spostare i pazienti cronici e concentrare gli acuti, «bisogna prima creare l’alternativa». Per questo Ortona e Atessa al momento resteranno, perché «oggi Lanciano e Chieti non possono assorbire i pazienti acuti di questi due ospedali».  Ma queste sono scelte tecniche, dice Venturoni, «sulle quali i sindaci non possono mettere bocca. Loro devono solo preoccuparsi che la struttura sia piena e che dia un servizio adeguato».  Affinché l’intera operazione quadri, Venturoni ritiene necessaria la costruzione di cinque nuovi ospedali a Vasto, Lanciano, Sulmona, Giulianova, Avezzano che con i quattro provinciali «sarebbero sufficienti a coprire la domanda». «Costruire il nuovo è meno costoso che ristrutturare il vecchio», precisa l’assessore.  I soldi? «Per quelli non c’è problema, ci sono già e se non bastano possiamo utilizzare strumenti come il project financing. Io temo più i tempi necessari per ottenere tutte le autorizzazioni. Ma penso che entro l’anno prossimo l’operazione possa partire».  Sarà la legge sul terremoto a dare una mano a Venturoni, che pensa ai 240 milioni che il Cipe, grazie al decreto Abruzzo, ha assegnato alla Regione. Ma ci sono anche i soldi dell’articolo 20 (sempre fondi Cipe), disponibili dal 1988 e mai utilizzati, come i 27 miliardi di vecchie lire stanziati per l’ospedale di Teramo o gli 80 miliardi di lire per Vasto. Soldi che si possono recuperare, «anche se con quelli si potrà fare la metà di quanto si poteva fare vent’anni fa». – Antonio De Frenza

fonte Il Centro

Ecco i commissari e sub Commissari delle Asl

La Giunta regionale ha comunicato i nomi dei nuovi commissari e sub commissari delle Asl, per Chieti-Lanciano-Vasto il commissario è Tommaso Staniscia, mentre per L’Aquila-Sulmona-Avezzano è Giancarlo Silveri.

I subcommissari che li affiancheranno sono:

  • Olindo Giulio Del Gusto per la Asl Sulmona-Avezzano;
  • Giancarlo Barrella per la Asl Lanciano-Vasto;
  • Stefania Discepoli per L’Aquila;
  • Raffaele Di Nardo per Chieti.

Con queste nomine si dà avvio alle indicazioni del Piano sanitario regionale che prevede una gestione del settore sanitario affidata a 4 Asl provinciali, contro le precedenti 6.

Le pagnotte nella sanità

Visto l’attualità dell’argomento e gli articoli pubblicati sul blog attinenti relativi alla questione sanità abruzzese, pubblico una lettera, inviata da Remo Gaspari, al direttore de Il Centro.

Caro Direttore, ho letto nei giorni scorsi la intervista del Dr. Redigolo e mi aspettavo, dopo un anno di gestione commissariale, buone notizie ma, invece, viene confermato il detto popolare secondo cui al peggio non vi è mai un limite. La prima constatazione è che non si intravede un termine temporale alle superaliquote fiscali che fanno della nostra regione quella a più alto prelievo fiscale d’Italia, recando gravi danni all’economia. La seconda constatazione è la determinazione nel colpire le zone interne riportando il più importante servizio sociale che tutela la salute dei cittadini delle zone interne ai livelli dell’Italia fascista con la abolizione degli ospedali minori già oggi fortemente ridimensionati, dando così vita, ad una politica che con l’abolizione delle scuole, delle poste e di altri servizi sociali favoriranno l’esodo e la disertificazione delle zone interne, cioè esattamente il contrario delle politiche praticate nelle nazioni del Nord Europa per trattenere la popolazione nelle zone meno favorite. Si afferma che si sono recuperati finanziamenti del fondo sanitario regionale spalmati sui capitali ordinari di spesa, evidentemente per finanziare “le pagnotte” di cui la Regione si è arricchita, ora si dimentica di dire che con il “Fondo Sanitario Regionale” si sono finanziate scandalose Leggi Regionali come l’ultima “Omnibus” condannata perfino dall’allora presidente Del Turco. Ma non basta perchè si dimentica che il Fondo Sanitario Regionale è un finanziamento finalizzato che non può essere distratto per fini diversi dalla salute.  Avendo distratto o tentato per altri fini clientelari o pagnottistici potrebbe costituire un illecito amministrativo o penale che, comunque il Dr. Redigolo ha l’obbligo giuridico di segnalare all’esame della magistratura penale e della Corte dei Conti.  Ma nella intervista manca soprattutto la risposta al quesito di fondo: perché alla sanità abruzzese non si applica la legge nazionale del 1992 e si blocca persino la già decisa aziendalizzazione dei Policlinici Universitari di Chieti e dell’Aquila.  La spiegazione purtroppo è nei fatti. I Politici ne ritengono essenziale l’utilizzo ai fini clientelari per il procacciamento dei voti. Cito due casi che si commentano da soli. Il primo, la questione Del Turco, che ha inventato l’Agenzia Regionale della Sanità, duplicato dell’assessorato, sia per assicurare una duplice gestione del settore sia per la distribuzione delle solite pagnotte. Ho chiesto ad un autorevole esponente della attuale maggioranza che cosa si aspetta a sopprimere un organismo nocivo e costoso e mi è stato risposto che negli accordi dell’attuale governo regionale si prevede una doppia guida per la sanità all’Assessorato un uomo di Forza Italia e all’Agenzia un uomo di Alleanza Nazionale. Un secondo caso è quello della A.S.L. di Pescara, già caratterizzata con un organico ampio per duplicati di settore, che riesce a mettere insieme ben 480 precari equamente distribuiti tra centro destra e centro sinistra. Ma questi sono gli aspetti meno nocivi per la salute dei cittadini. Ne potrei elencare ben più gravi.  Come porre rimedio a tutto questo? Aziendalizzando la Sanità Abruzzese, cioè spazzando via la gestione clientelare, ristabilendo la responsabilità individuale di tutti gli operatori sanitari attraverso l’autonomia gestionale di ogni singolo ospedale e delle altre strutture sanitarie.  In una parola farla finita con il pagamento a pie’ di lista e imponendo la stessa identica modalità di gestione dei grandi Policlinici privati, come il Gemelli di Roma e il San Raffaele di Milano, che non hanno certo problemi di bilancio, perché le grasse tariffe, di cui si onora la Sanità Pubblica Italiana consente ad essi non solo di ampliare le strutture ospedaliere, ma di acquistare gli strumenti più sofisticati di cura che l’ingegneria sanitaria produce, ed infine, di curare quella ricerca che li rende competitivi e non di rado vincenti con le migliori università. Infine bisogna recuperare una parte dell’eccessivo carico burocratico, che il clientelismo ha imposto alla nostra sanità per riqualificarlo come controllori, per ripristinare quelle forme di controllo, già operanti all’epoca delle mutue, che tutelavano il paziente e impedivano tutte le ruberie, gli sprechi, i ricoveri illegittimi, le degenze di comodo e soprattutto realizzavano quel controllo sul fatturato che tutti invocano ma nessuno attua. Ed, infine avviandomi alla conclusione, non bisogna dimenticare che con l’aziendalizzazione la domanda di salute e relativi servizi torna al territorio di competenza e sarà essa a definire numero e consistenza delle divisioni ospedaliere eliminando, negli ospedali maggiori, duplicazioni e triplicazioni di reparti, con i relativi deficit di bilancio che sono la causa principale del dissesto, anche se non se ne parla. E per gli ospedali minori è evidente che, dove la domanda di salute non raggiunge livelli accettabili, nessun campanilismo ne potrà evitare la trasformazione in residenze per anziani di cui una regione ad alta senescenza ha bisogno.

Remo Gaspari

Coletti sulle aziende ospedaliere

In riferimento all’articolo apparso sul centro di sabato 15 agosto u.s., sull’azienda ospedaliera, ricevo da Tommaso Coletti e pubblico

Ha ragione il preside Carmine d’Ilio.  Il progetto per la realizzazione dell’azienda ospedaliera universitaria di Chieti  e’ solo sospeso e non cancellato.  Ma sospeso fino a quando?  E la domanda che pone il sen. Tommaso Coletti  che in questi giorni è intervenuto sull’argomento.  Il decreto legge n. 39 del 28 Aprile 2009, convertito in legge n.77 del 24.6 2009, riguardanti le emergenze nella regione Abruzzo a seguito degli eventi sismici  dell’aprile  scorso, all’art. 6. Comma 1, lettera r-bis prevede  la sospensione del procedimento per la realizzazione dell’azienda ospedaliera del’Aquila e  per la realizzazione di quella di Chieti, senza però, continua Coletti, prevedere un limite temporale alla sospensione, così come invece previsto per le altre misure sospensive. Questo significa che per poter rimettere in moto la procedura necessita un’ altro provvedimento legislativo da parte del Parlamento Italiano. Questa è la realtà, che a noi del  pd non fa certamente piacere, continua Coletti, in quanto abbiamo sempre condiviso e lo condividiamo tutt’ora ,  l’obiettivo finale dell’aziendalizzazione  che , comunque, va perseguito.  Oggi però la Regione Abruzzo si trova a gestire un Piano Sanitario Regionale che prevede quattro ASL provinciali e due aziende ospedaliere che non possono essere realizzate perché la normativa nazionale lo vieta. A fronte di questa situazione, proprio per non abbandonare l’obbiettivo delle due aziende ospedaliere universitarie e per ragioni territoriali riguardanti proprio la Provincia dell’Aquila e quella di Chieti,  il pd ritiene utile e necessario,  prosegue l’ex presidente della provincia di Chieti, non modificare l’attuale organizzazione delle ASL abruzzesi, lasciando vivere , oltre alle quattro dei capoluoghi di provincia, anche quelle di Avezzano e Lanciano-Vasto. Nel momento in cui saranno realizzate le due aziende ospedaliere universitarie,  conclude l’esponente del pd,  la Regione potrà completare la riorganizzazione delle ASL riducendole a quattro provinciali, avendo la certezza che la presenza delle due aziende universitarie ospedaliere, insieme  alle quattro ASL  nei capoluoghi di Provincia ed ad una sana ridistribuzione di competenze tra le strutture ospedaliere e tra i distretti sanitari di base,  darà  una maggiore garanzia agli abruzzesi circa la tutela della salute.